Piano terra

Sala 4
Nella vasta sala al piano terra, il percorso relativo all’età romana prosegue con l’esposizione lungo le pareti di un’ampia rassegna di monumenti lapidei, molti con iscrizioni e per lo più pertinenti a monumenti funerari, provenienti da Oderzo o dal territorio dell’antico municipio romano. Tra questi si segnalano lungo il lato destro molte stele del tipo a pseudo edicola, con la raffigurazione dei volti dei defunti. Sull’altro lato della sala sono stele di tipo più semplice, accanto alle quali di affiancano basi per monumenti ad incinerazione di forma quadrangolare, coperchi del tipo a semisfera su plinto o con la raffigurazione di due leoncini affiancati. Singolare è la lapide che ricorda la sepoltura del catellus (cagnolino) Fuscus morto all’età di 18 anni. Per lo più i materiali si datano nella prima metà o alla metà del I sec. d.C. anche se non mancano materiali più tardi.
Al centro della sala sono presenti un’ara sacrificale con la raffigurazione, su un lato, di un bucranio, un elemento lapideo di profilo di forma irregolare probabilmente pertinente a un monumento funerario e, infine, una urna furnaria con la raffigurazione sui lati di menadi danzanti.
Sulla parete di fondo sono conservate quattro altari cilindrici pertinenti alla decorazione di recinti funerari o con la funzione di urne cinerarie; a lato è un riievo con la raffigurazione dell’estate che impugna un fascio di spighe e papaveri, già pertinente a un monumento funerario.

Sala 5
Nella sala IV sono presenti alcune vetrine relative ai riti funerari e alla vita quotidiana in età romana. Una prima vetrina espone i materiali di alcune tombe con ossuari in terracotta, balsamari in vetro, alcuni piccoli oggetti miniaturistici di corredo, semplici fibule e una moneta in bronzo (il cosiddetto obolo a Caronte, ovvero il pedaggio che l'anima dei defunti dovevano pagare al traghettatore delle loro anime verso gli inferi).
Le restanti vetrino presentano tematicamente alcuni reperti pertinenti a vari aspetti quali l'edilizia (mattoni, resti di intonaci dipinti, un'antefissa fittile ecc.), monete, bronzetti pertinenti ai culti domestici destinati ad essere anticamente conservati nei larari, oggetti di ornamento (fibule, anelli, gemme incise, bracciali) e, infine, alla vita domestica (aghi, lucerne, pedine da gioco, campanelli bronzei, pesi da stadera ecc.).

Sala 6
La sala è interamente dedicata all'esposizione di alcuni frammenti musivi di età tardoantica rinvenuti tra fine Ottocento e inizi Novecento nell'area dell'ex Foro Boario e dell'attuale Piazzale della Vittoria. A pavimento sono esposti otto frammenti musivi policromo appartenenti ad una pavimentazione originariamente più ampia, con scene figurate di caccia e vita agreste, disposte su più registri orizzontali secondo una prassi decorativa tipica del periodo tardoantico. Gli otto frammenti, noti anhe come "mosaico della caccia" dal tema dei soggetti raffigurati, si datano al III secolo e facevano sicuramente parte della decorazione di una ricchissima villa urbana ubicata nelle vicinanze dell'area forense.
A parete sono altri due frammenti che facevano probabilmente parte della decorazione della stessa domus. I due lacerti si datano alla fine III-inizi IV secolo e sono relativi ad una scena di inseguimento con i cani (l'uno dei quali di nome Romanus), l'atra con la raffiruazione di un coppiere rappresentato nell'atto di versare il vino in una coppa, ancora parzialmente visibile, tenuta da un commensale forse disteso su un letto triciliniare.

Sala 7
La sala espone quattro colonne miliari, due delle quali rinvenute non lontane da Oderzo e probabilmente relative ad altrettante strade che uscivano dalla città (la Opitergium-Tridentum e la Postumia nel tratto che univa Oderzo a Concordia Sagittaria), altre due invece rinvenute nel territorio di Eraclea (Venezia).
E' quindi presente un frammento musivo scoperto non lontano dall'attuale Duomo di Oderzo, al quale fa pendant un secondo frammento con la raffigurazione di due maschere teatrali proveniente da scavi in via S. Martino esposto a parete lungo la scalinata che collega il piano terra con il primo piano.

Sala 8
La visita al museo termina con l'esposizione di tre reperti lapidei provenienti dall'abitato romano. Si tratta di un'iscrizione (metà I sec d.C.) che ricorda come la matrona romana Volcenia Marcellina lastricò a sua spese un area (probabilmente quella forense), di una seconda iscrizione (II sec. d.C.) con dedica a Tito Ennio Planco da parte del collegio degli Augustali di Oderzo, un'associazione dedita al culto imperiale di Augusto; infine di una terza lastra in marmo raffirugrante la testa di Giove Ammone (fine II-inizi III sec. d.C.) probabilmente alla decorazione dell'area forense di età Severiana.