Michela Murgia

mercoledì 2 dicembre, ore 20.45
Palazzo Foscolo, Oderzo

ultimo incontro La Biblioteca incontra l'Autore

Ultimo incontro previsto dall'iniziativa La Biblioteca incontra l'Autore

Accabadora è il titolo dell'ultimo romanzo di Michela Murgia. Una parola utilizzata in Sardegna che viene dallo spagnolo "Acabar" cioè  finire. L'Accabadora è nel dialetto sardo colei che finisce, la donna che aiuta a morire. Agli occhi della comunità il suo non è il gesto di un'assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi.
Maria, quarta figlia femmina di una vedova troppo povera per prendersi cura di lei, viene affidata ad un'anziana donna rimasta anch'essa vedova, Tzia Bonaria, che la accoglie con affetto sincero offrendole una casa e un futuro. La donna fa di mestiere la sarta, ma la piccola non manca di notare che c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte.
Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto affettuoso e finale dell'accabadora, l'ultima madre.

In questo suo romanzo Michela Murgia affronta con efficacia narrativa ed una lingua scabra e poetica i temi scomodi, e quanto mai attuali, dell'accanimento terapeutico, della sospensione dei trattamenti medici ai malati terminali e dell'eutanasia attiva.
In Accabadora la Murgia trova le parole per interrogare il nostro mondo mentre racconta di quell'universo lontano (la Sardegna degli anni Cinquanta) e del suo equilibrio segreto e sostanziale, dove le domande avevano risposte chiare come le tessere di un abbecedario, l'alfabeto elementare di «quando gli oggetti e il loro nome erano misteri non ancora separati dalla violenza sottile dell'analisi logica».
Morte e amore, povertà e ricchezza (sacrificio ed eredità), maternità e vecchiaia, peccato e redenzione, innocenza e perversione: vive di questi ossimori Accabadora, senza esaurirne mai le direzioni di senso. C'è lo sbocciare dell'adolescenza della giovane protagonista, Maria, e il suo progressivo sbiadire al capezzale della vecchia, accanto ad altre adolescenze mutilate dalla vendetta, dalla rabbia, dalla sopraffazione. Ed ancora "può una madre non desiderare un figlio? E può un fill'e anima, un figlio acquisito comprato preso a prestito, incarnare l'essenza di figlio più di uno biologico?"
Vive di domande inquiete questo romanzo sobriamente poetico e insieme eccezionalmente calibrato, i personaggi ispezionati uno per uno nei piccoli gesti, nei lapsus che dicono tanto più di quello che non dicono (memorabile, oserei dire "manzoniano" il ritratto del curato di Soreni). Sullo sfondo l'archetipo dell'insularità come scrigno di simbologie, allusioni, patti taciti e trame millenarie. Protezione o colpa. Confusi dai tanti dilemmi si trova infine una semplice, illuminante risposta: "le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge".

Michela Murgia è nata a Cabras nel 1972. Nel 2006 ha pubblicato con Isbn Il mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro che ha ispirato il film di Paolo Virzì, Tutta la vita davanti. Per Einaudi ha pubblicato nel 2008 Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede e nel 2009 il romanzo Accabadora.


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moderatore: Angelo Squizzato
in collaborazione con Libreria Lovat