La vita e le opere (1876-1906)

[...] Vero artista è chi ha saputo creare un'opera [...]: un'inattesa scoperta, così forte da resistere al supremo giudizio del tempo, un tempo umano di almeno un quarto di secolo, fatto storico che non si può né inventare, né cancellare, né improvvisare. [...] Se l'arte antica, che noi tutti adoriamo, non fosse stata a suo tempo nuova, non sarebbe diventata antica e venerabile!
Alberto Martini da "Vita d'artista" (1939-1940)






















Alberto Martini (1876-1954)

1876 Alberto Giacomo Spiridione nasce il 24 novembre a Oderzo (Treviso), al numero 119 di via Garibaldi, da Maria dei conti Spineda de Cattaneis, antica famiglia nobile trevigiana, e da Giorgio Martini, pittore naturalista e professore di disegno. Alberto e' il secondogenito: la nascita di sua sorella Corinna (Luigia Fanny) risale al 20 luglio 1870.

1879 Si trasferisce con la famiglia a Treviso dove il padre insegna disegno presso l'Istituto Tecnico Riccati.
Casa natale di Alberto Martini in via Borgo San Rocco 119 (oggi via Garibaldi).

1890-95 Sotto la guida del padre, descritto da Vittorio Pica come suo unico e premuroso maestro ma "...fin troppo modesto pittore di ritratti", Alberto inizia a dipingere e a disegnare continuando così la tradizione familiare. In effetti i parenti materni del padre erano noti decoratori e mosaicisti veneziani. Durante gli anni della formazione Martini realizza innumerevoli disegni, rivelando da subito una particolare predilezione per la grafica. Pur dedicandosi alle matite grasse, realizza anche oli, acquarelli e tempere di piccolo formato grazie ai quali, superato il mero esercizio scolastico, raggiunge i primi validi risultati. I temi preferiti sono quelli della campagna trevigiana e dei contadini al lavoro: quindi l'uomo e il suo rapporto con la Natura vista nel suo divenire (ad es. Antica gualchiera trevigiana,1895). Si esercita anche su fiori e conchiglie, che studia in modo analitico, lasciando una serie di acquerelli molto belli. Al di là di un mero esercizio dal vero, sono temi attraverso i quali Alberto mostra di assimilare la cultura figurativa italiana ed europea tardoromantica, populista e umanitaria, volta a cogliere dubbi e perplessità d'intonazione simbolista sul senso della vita, piuttosto che a definire un ambiente. Tra il 1894 e il 1896 realizza le quattordici chine acquerellate dell'Albo della morte, rivelando suggestioni culturali di matrice nordica.

Nel 1895 inizia la prima serie di illustrazioni a penna in inchiostro di china per il Morgante Maggiore di Luigi Pulci, che, tuttavia, presto abbandona per dedicarsi alle illustrazioni per la Secchia rapita (1895-1935) di Alessandro Tassoni, continuate sino al 1903. I centotrenta disegni eroicomici per La secchia, in gran parte opera giovanile, sono, nella definizione dello stesso Martini, "...una curiosa sfilata di soldatacci mangiati dalla fame e pidocchiosi...[...]". Queste opere testimoniano una grande abilità grafica di Martini, che non ha ancora trent'anni, e chiudono l'esperienza giovanile sul piano di precise fonti letterarie e influenza nordiche. Pur nella puntuale referenzialità del testo (la vena burlesca di Tassoni, la sua truculenza barocca e l'enfasi litografica del "sublime" basso), i personaggi elaborati da Alberto sembrano mutare in una sorta di grottesco rivoluzionario che proclama la libertà d'azione e d'invenzione sul personaggio. Evidente, in queste opere, l'influsso della grafica manierista tedesca cinquecentesca (l'interesse per Dürer, Luca di Leida, Urs Graf, Baldun Grien e ammira Sattler) recuperata attraverso una peculiare lettura simbolista. "La sua indole di cerebrale fantasioso e la sua visione di analista minuto - ricorda infatti Pica nel 1904 - lo predisposero a profondamente risentire dell'influenza di Durero e degli altri grandi maestri alemanni...fu per lui una rivelazione e un invaghimento che ...giovò... non poco a ben delineare ed a rendere agili e forti alcune native doti di osservazione e di riproduzione del vero".

1896-97 Esegue una serie di 30 disegni a penna in inchiostro di china che intitola La corte dei miracoli. Non è ancora diciottenne, eppure nell'efficacia plastica delle figure dei pezzenti di un grottesco romanticamente pittoresco, si rivela un artista già in pieno possesso dei suoi mezzi tecnici. Inizia a illustrare il ciclo grafico per il Poema del lavoro che porterà a termine nel 1898 (in totale 9 disegni a penna in inchiostro di china).
1897 Espone alla II Biennale di Venezia 14 disegni per La corte dei miracoli che l'anno seguente verranno presentati a Monaco e all'Esposizione Internazionale di Torino con i disegni per Il Poema del lavoro.
1898 Martini soggiorna a Monaco e lavora come illustratore per le riviste "Dekorative Kunst" e "Jugend". Determinante risulta, la primavera di quest'anno, l'incontro dell'artista con Vittorio Pica in occasione dell'Esposizione Internazionale di Torino: sarà il noto critico napoletano a sostenerlo d'ora in poi, proponendo la sua arte in ambito italiano ed europeo. "...Ciò di cui mi ricordo molto bene - scriverà nel 1927 Pica a proposito di quell'incontro - è che fu proprio in tale occasione che ebbi la buona ventura di fare la conoscenza di lui come artista e come persona. L'uomo, poco più che ventenne...mi riuscì di prim'acchito simpatico nella riservatezza signorile, seppure un po' fredda ... nell'eleganza sottile della persona, nel pallore del volto, in cui alla freschezza sensuale delle labbra rosse contrastava lo sguardo strano, fra acuto e astratto, fra disdegnoso e canzonatorio". 

1899 Con i disegni per Il poema del lavoro partecipa alla III Biennale di Venezia, che verranno in seguito esposti a Monaco e a Berlino. A partire da questo anno esegue una serie di diciannove cromolitografie (cartoline postali illustrate, manifesti per Carnevale o veglioni e affiches pubblicitarie) per le case litografiche Longo e Zoppelli di Treviso. Si tratta di lavori d'ispirazione vagamente liberty con evidenti richiami alla Secessione e al gusto preraffaellita inglese. Vittorio Pica offre intanto all'artista di collaborare come illustratore alla rivista "Emporium" e ai fascicoli "Attraverso gli Albi e le Cartelle".

1901 Esegue il primo ciclo di 19 disegni a penna acquarellati per l'edizione illustrata de La Divina Commedia promossa dal concorso Alinari di Firenze. Tale lavoro viene commissionato a Martini da Vittorio Alinari per intercessione del solerte Pica. Partecipa alla IV Biennale di Venezia con i disegni per La secchia rapita: 38 vengono acquistati dalla Galleria d'Arte Moderna di Roma.

1903 Termina le illustrazioni per La secchia rapita (130 disegni a penna in inchiostro di china) e ne espone alcune alla V Biennale di Venezia.

1904 Breve soggiorno a Parigi. Disegna i primi ex libris per A. Fogazzaro, V. Pica, G. Rovetta e Tom Antongini. Si dedica a un altro ciclo grafico dal titolo La lotta per l'amore (disegni a penna e pennello in inchiostro di china). É documentata la sua partecipazione a una rassegna a Londra "Mi congratulo di cuore - gli scrive infatti Pica a tale proposito - del vostro successo londinese. Certo deve essere molto lusinghiero per un giovane vedersi posto come originalità e come valore artistico subito dopo Segantini e Michetti dal critico del Times". Pica scrive un articolo su Martini per la prestigiosa rivista inglese di cultura e arti applicate "The Studio".

1905 Completa la serie La lotta per l'amore (in totale 86 disegni). Inizia le illustrazioni per La parabola dei celibi con cui partecipa alla VI Biennale di Venezia. Nel mese di luglio inizia a eseguire le tavole illustrative per i racconti di Edgar Allan Poe, cui lavorerà sino al 1909 e oltre, inaugurando un periodo di grande intensità creativa nell'ambito della grafica a spunto letterario. "...L'immaginativa del giovine trevigiano - scrive ancora Pica dopo il 1908 - postasi in stretto contatto con quella del geniale letterato americano, mentre intensificava e raffinava le varie proprie doti, ha sagacemente saputo rinunciare a quel senso di voluttà, che pure esaltasi e trionfa in tanta parte dell'opera sua anteriore, ben comprendendo che esso sarebbe riuscito inopportuno per comprendere e fare poi comprendere agli altri l'essenza dell'idealismo, schivo di ogni più lontana ombra sensuale, di Poe". Martini realizza anche una decina di tavole, tra le quali La Bella veneziana, La vergine venduta, L'amante abbandonata, La Venere dissepolta, contraddistinte dalla medesima ispirazione macabro-sensuale-satirica: qui l'artista rivela, come sostiene Pica, una "immaginativa...spiccatamente e possentemente originale, checché abbia affermato qualche critico che vi vuole scorgere ad ogni costo un'immediata derivazione da Félicien Rops e da Aubrey Beardsley". Conosce e frequenta l'avvocato Cesare Sarfatti e la moglie di questi, Margherita, attiva nel campo della critica d'arte. I rapporti saranno frequenti fino al 1910, come testimoniano le lettere scambiate, poi si interromperanno, per la polemica di Martini verso il ruolo della Sarfatti all'interno di Novecento. Ritrae per la prima volta la marchesa Casati nei panni di Giovanna d'Arco.


Immagini
1. Casa natale di Alberto Martini in via Borgo San Rocco 119, Oderzo
2. Alberto Martini a quattro anni
3. Giorgio Martini, autoritratto, fine XIX sec.
4. Serie La Secchia rapita, Prigionieri
5. Serie La Secchia rapita, Rocca di Culagna