La vita e le opere




















1907
E' un anno importante, grazie ai contatti intessuti da Vittorio Pica: infatti l'artista inizia l'illustrazione del Vert-vert di Gresset con due disegni a penna in inchiostro di china. In occasione di una mostra personale presso la Leicester Gallery si reca a Londra, ove conosce il celebre editore William Heinemann; con il suo aiuto, nel 1914, Martini organizzerà nella capitale inglese una mostra personale alla Galleria Goupil. Partecipa alla VII Biennale di Venezia esponendo, nella sala "L'arte del sogno", due splendidi oli, intitolati Notturno e Nel sonno e alcuni disegni tra i quali La bellezza della donna. Si reca per un breve soggiorno a Parigi dove, ancora tramite Pica, incontra Gabriel Mourey, scrittore e collaboratore dalla Francia per la rivista bergamasca "Emporium", ed Eugène Rodriguez, presidente della società "Les cent bibliophiles".

1908
In autunno partecipa alla Mostra di belle arti di Faenza, nella sezione del "Bianco e nero", esponendo alcuni disegni della Parabola dei celibi, alcune illustrazioni per Poe e altre opere ispirate alla città di Venezia. A questo anno risale una fitta corrispondenza di Martini con lo scrittore simbolista russo Valerij Brjusov, conosciuto probabilmente durante il soggiorno a Monaco nel 1898. Presso l'editore londinese Heinemann viene pubblicato un volume di novelle di Perceval Landon, Raw Edges - Studies and Stories of These Days, contenente quattro illustrazioni di Martini.


1909
Esegue tre disegni a penna in inchiostro di china: Crepuscolo veneziano, Una pagina crudele e Sogno. Partecipa alla VIII Biennale di Venezia con i disegni a penna La bella straniera, Murano e con otto illustrazioni per le Storie straordinarie di Poe. Esegue una serie di disegni per l'opera di Mallarmé Poemucci in prosa e le prime tavole per il Macbeth di Shakespeare, cui l'artista lavorerà sicuramente sino al 1911.


1910-11
Esegue le tavole illustrative per il poema tragico di E.A. Butti Il castello del sogno (1910), edito dai Fratelli Treves di Milano. In seguito alla morte del padre, avvenuta il 28 ottobre 1910, Martini si trasferisce con la madre a S. Zeno, nella campagna di Treviso. "La nostra villetta era ridente e tranquilla - scriverà nella sua "Vita d'artista" -. Vicina alle calme acque d'argento del Sile; due grandi pini quasi neri, un piccolo giardino, un frondoso pergolato, un prato fiorito per Leda (il cane), dietro la casa un frutteto e una piccola vigna. [...] quante volte la fortuna battè alla mia porta campestre, ma la respinsi o non le diedi ascolto. Ero prigioniero dei miei sogni. Avrei potuto andare in Russia per il successo che vi ottenne un mio lavoretto, e perché alcuni amici della mia arte volevano pubblicare il mio Poe. Ma non mi sentivo di abbandonare il nido. Altra volta fui chiamato a Parigi, in America...invano. In quella solitaria villetta feci il mio grande autoritratto in bianco e nero, i disegni russi, i sei misteri macabri e tenebrosi e una numerosa serie di luminosi pastelli: Feste veneziane, arlecchini, carnevali, farfalle: le fantasie del sole, e nelle mie corse veneziane e romane il primo ritratto della marchesa Casati, quello di Vittorio Pica, e di Hans St. Lerche." A questo periodo risalgono le illustrazioni più significative eseguite per l'Amleto di Shakespeare, il ciclo grafico per le poesie di Paul Verlaine (55 disegni a penna colorati a pastelli) e una serie di puntesecche quali La sirena dormiente, Le figlie di Leda, La sirena e il mostro.


1912
Incoraggiato da Pica, Martini si dedica alla produzione pittorica, facendo uso soprattutto della tecnica del pastello. Esegue le Sinfonie del sole (L 'Aurora, La notte, I fiumi) e il pastello Farfalla gialla, esempio delle numerose opere di questi anni caratterizzate dal tema della donna-farfalla. Il medesimo soggetto ricomparirà nel 1915, in una serie di litografie intitolata Farfalle. Partecipa alla X Biennale di Venezia con i disegni a penna in inchiostro di china Autoritratto, Vittorio Pica, Hans St. Lerche.


1914
E 'presente alla XI Biennale di Venezia dove espone, insieme ai ritratti della marchesa Luisa Casati e della contessa Revedin, il pastello Arlecchino. Allo scoppio del primo conflitto mondiale, esegue 54 litografie intitolate Danza macabra, tramite le quali rivela il suo sentimento antitedesco. Stampate in formato cartolina, vengono distribuite tra gli alleati quale propaganda contro l'impero austroungarico: a tale proposito, va ricordato che Charles Carry, addetto all'Ambasciata inglese di Roma gli invia i suoi complimenti uniti alla richiesta di una serie completa per l'Ambasciatore inglese presso il Quirinale; anche il pittore Zandomeneghi rimane colpito e "impaurito" dalla "fantasia infinita" di Martini. L'artista inizia anche una serie di litografie, terminate nel 1915, per il poema grafico Misteri, contenente sei illustrazioni (Amore, Morte, Infinito, Follia, Sogno, Nascita). L'opera, preceduta da un commento di Emanuele di Castelbarco, verrà pubblicata dalla casa editrice Bottega di Poesia nel 1923.

Nel mese di dicembre muore la madre dell'artista.

1916
In maggio, alla Leicester Gallery di Londra, espone quattro serie della Danza macabra, Gli orrori della guerra, sei disegni per Poe e la litografia Avanti Italia. In settembre, a Liverpool, partecipa a una mostra collettiva organizzata sempre dalla Leicester Gallery: in questa sede, oltre alle opere esposte a Londra, presenta le serie litografiche Farfalle e Bocche.


1917-18
A Bologna, in attesa di partire per il fronte, Martini inizia a miniare, con inchiostro di china e acquarelli colorati, le ballate Les Orientales di V. Hugo portate a termine nel gennaio dell'anno successivo.

1919 Nel mese di gennaio si inaugura la mostra personale presso la galleria di Lino Pesaro a Milano. Agli anni

1919-20
risale l'interesse di Martini per il teatro. Realizza infatti 84 disegni a penna e acquarello colorato e sei tavole a tempera per i costumi del balletto Il cuore di cera, in tale occasione l'artista si occupa anche della coreografia e del canovaccio letterario. 


1920 Torna a esporre, insieme allo scultore Hans St. Lerche e al pittore Mario Cavaglieri, alla Galleria Pesaro. Il catalogo della mostra reca la presentazione di V. Pica. Martini inizia il ciclo grafico di Trentun fantasie bizzarre e crudeli che, completato nel 1922, verrà pubblicato nel 1924 dalle Edizioni Bottega di Poesia, dirette dal conte Emanuele di Castelbarco Visconti Simonetta. Tramite Castelbarco, Martini entra in contatto con i personaggi aristocratici del tempo, in particolare nobildonne quali la principessa Paola d'Ostheim e Wally Toscanini che gli commissioneranno numerose opere.
1922 Partecipa alla XIII Biennale di Venezia con il disegno a penna Ritratto del marchese G.F.P., alcuni pastelli e 13 opere del ciclo Trentun fantasie bizzarre e crudeli.

1923
Alla primavera di quest'anno risale l'idea di Martini del Tetiteatro: un teatro sull'acqua completamente inventato e dedicato, come dice il nome, alla dea del mare Teti. "Fu nella primavera del 1923 che inventai il Tetiteatro - scriverà Martini nella sua Vita d'artista - un'invenzione teatrale che ha fatto il giro del mondo rimanendo intatta, perché il giro del mondo non l'ha fatto con l'autore. Un architettonico teatro terraqueo, uno strumento gigante per le risonanze di una nuova voce e per nuove plastiche teatrali. [...] l'arco aereo spettacolare da me inventato oggi è di moda ed ha funzione estetica di congiungere opposti elementi architettonici formando un solo organismo; può essere praticabile e luminoso, solido, liquido, igneo, elettrico, ma deve essere disegnato da un artista, non dal compasso." Martini esegue, infatti, ispirandosi a opere teatrali o musicali di Wagner, Strauss, Eschilo, Wilde e altri, una serie di disegni e scenografie per la realizzazione del suo teatro sull'acqua. Tali illustrazioni verranno pubblicate nel volume Il Tetiteatro ovvero il teatro sull'acqua di Alberto Martini, testo di Emanuele di Castelbarco, edito nel 1924 da Bottega di Poesia.


1924
Espone alla XIV Biennale di Venezia il pastello A Venezia, nel quale ritrae Maria Petringa, sua futura moglie, che sarà per Martini fonte di ispirazione per numerose opere, come testimonia la serie di ritratti a lei dedicati quali il pastello L'album di Daumier del 1924, presentato alla Biennale di Venezia del 1926, Parrucca bianca, opera esposta alla mostra del 1927 presso la Galleria Scopinich di Milano e l'olio Serenade - Maria con la chitarra del 1928.


1927
Martini esegue disegni e dipinti per illustrare il numero di novembre-dicembre della rivista "L'Eroica" . Decide di fondare, insieme ad altri, un comitato per le onorificenze a Vittorio Pica: aderiscono a tale iniziativa numerosi artisti italiani e stranieri.



Immagini
1. Serie La secchia rapita
2. Autoritratto, 1911
3. Alberto Martini, 1914
4. Alberto Martini nel suo giardino, San Zeno (Treviso)
5. Tetiteatro