Sala 2






















I primi lavori di Alberto Martini esposti nelle Sale 2 e 3 riguardano il ciclo illustrativo a soggetto letterario: la Divina Commedia di Dante Alighieri (1901, 1922, 1936-37,1944), cui l'artista dedicherà oltre quarant'anni di appassionata riflessione attraverso schizzi, disegni, guazzi e incisioni è attualmente il fondo grafico più corposo dell'artista, conservato a Oderzo. Si tratta infatti di 298 opere sviluppate nel corso dell'intera carriera, testimonianza del graduale passaggio da un segno ancora flessuoso e liberty, ma di chiara ascendenza simbolista, alle successive declinazioni astrattive espressioniste; l'evoluzione poetica e stilistica martiniana risulta chiaramente leggibile proprio nel confronto delle tavole realizzate nei diversi periodi.
Alle iniziali trenta opere donate dalla vedova Maria Petringa si sono infatti aggiunte di recente altre 268, acquisite dai discendenti e pubblicate nel prestigioso volume la Divina Commedia illustrata da Alberto Martini (Mondadori Arte 2008). I 29 disegni più antichi, realizzati nel 1901 e portati a diversi gradi di definizione, uniscono al valore estetico critico anche quello storico documentale: in diversi casi, infatti, la versione definitiva, acquerellata, è andata dispersa.
Dal punto di vista stilistico, Martini si qualifica quale vero grande interprete del poema dantesco, capace di rileggerne l'opera restituendone i singoli episodi attraverso un segno espressionista all'interno di uno spazio peculiarmente sintetico e visionario.
D'altra parte, ritornerà in molte occasioni sull'opera dell'Alighieri, dichiarandosene profondo estimatore: "Tre volte, nella mia vita, seguii religiosamente il Divino Poeta attraverso i tre mondi ... Il Poema Sacro mi fu sempre di grande conforto, a volte mi placò e visse paradisiaco o infernale nei miei sogni". Una diuturna elaborazione dunque, la sua, ben diversa dall'occasionale pretesto di altri illustratori, tant'e' vero che, in Forese, la splendida litografia che conclude il ciclo esposto in Pinacoteca, e' forse rintracciabile un inquietante autoritratto dell'artista (1922).

I lavori realizzati tra il 1936 e il 1944 riportano in alcuni casi chiaramente la data sul recto o sul verso, altri ne sono privi. Di ogni Canto si possono individuare tavole che formano gruppi omogenei. Un numero consistente di opere è caratterizzato dal nero acquerellato dei fondali sui quali si avvicendano protagonisti e contesto, riportando ognuna i versi illustrati a margine del disegno, come già era avvenuto in precedenza, oppure all'interno dell'immagine stessa. La rappresentazione della maggior parte delle opere di questo gruppo si propone alla maniera araldica, ricordando talora testi e immagini di chiara derivazione medievale, per una evidente scelta illustrativa atemporale e distaccata, rivolta soprattutto all'idea, in linea con la propria poetica surreale.


Didascalie

1. Sala 2
2. Passaggio del fiume Acheronte (Inferno, III), 1901, matita su carta
3. Le anime dei dannati traghettati da Caronte, (Inferno, III), 1901, acquerello e tecniche miste
4. Capaneo (Inferno, XIV), 1901, matita su carta
5. Brunetto Latini profetizza l'esilio a Dante (Inferno, XV), 1901, tecniche miste